Trump, trump, trump….mumble, mumble, mumble
Ronf, ronf, ronf….  BLA,bla bla….
Le abbiamo sentite spesso , le vediamo spesso.

Cosa sono? Cosa esprimono?

Sono ONOMATOPEE, e sono più futuristiche di quel che sembrano.
Il copywriter lo sa; lo sa la pubblicità!
La forza dell’Assedio di Adrianopoli nel Manifesto Futurista di Marinetti, il famoso Zang Tumb Tumb , lo ha espresso nel secolo scorso! E’ variato nel tempo, ma la sua forza espressiva è rimasta invariata.


Perché i suoni onomatopeici? Da dove provengono?

L’onomatopea vive tra due correnti letterarie  l’etimologia classica ( Pascoli nelle sua famosa Transumanza) e la storia futurista.(Marinetti)

Nei primi anni del ‘900, gli scrittori del movimento fanno largo uso della figura retorica per rendere velocità, trasformazione e rumore dell’era industriale. Si tratta di un modo per sovvertire le regole della lingua e lanciarsi verso il futuro. Non solo. Nelle opere di Filippo Tommaso Marinetti – autore del “Manifesto futurista” – le onomatopee hanno caratteri tipografici diversi e sono disposte in modo particolare, quasi che la parola anelasse a diventare immagine.

Il testo futurista è come una locandina teatrale: si ode, si osserva e si legge. Una vera e propria rivoluzione linguistica, in cui l’onomatopea svolge un ruolo di primo piano.

Perché la musica techno usa l’onomatopea?

La Techno che nasce a Detroit per dare voce al senso di ribellione e frustrazione della comunità di colore. Il suo ritmo è ispirato all’onomatopea  della catena di montaggio. E’  proprio  da quel suono assordante, meccanico e ripetitivo delle fabbriche che l’operaio di colore elabora un nuovo sound. È un genere che, grazie al suo ritmo duro e monotono, permette di entrare in una sorta di ipnosi, quella stessa trance della catena di montaggio; i flussi ritmici provocano uno stato euforico e di eccitazione e, gli allora disc jockey, oggi chiamati per sintesi DJ, sono in grado di regolare i cali di tensione, creando climax.

Perché le parole onomatopeiche in pubblicità?

Anche la pubblicità è spesso considerata un’anti-lingua, con regole proprie, neologismi propri del Marketing  e tecniche sovversive; e infatti raggiunge il suo apice con l’era industriale.

Un copywriter lo sa….. è un sovversivo, la regola grammaticale non vale quando deve creare una ripetitività nell’immaginario comune del destinatario, quando vuole generare un tormentone

Chi non ricorda Rocchetta che ci fa fare la ….plin plin? Chi non ricorda la particella di Acqua Lete con il suo ironico “Iu-u-u c’ è nessuuuuno” o ancora il brivido fresco di Brrrrancamenta ? E il simpatico “No AlpitourAhi ahi ahi… o  ancora il famoso Ciribiribi Kodak?